
Garlasco, il genetista che scoprì il dna di Sempio rompe il silenzio dopo anni di polemiche
Nel cuore della controversa vicenda legata all’omicidio di Chiara Poggi, emerge la figura di Pasquale Linarello, il genetista che, nel 2017, fu il primo a segnalare un profilo genetico associato ad Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato. La sua consulenza, inizialmente criticata e archiviata, ha riacquistato rilevanza dopo che altri esperti hanno confermato le sue conclusioni. In un’intervista con Fanpage.it, Linarello ha voluto chiarire la sua posizione, evidenziando come le sue analisi, pur non essendo state accolte con favore all’epoca, si siano rivelate fondamentali per il rinnovato interesse delle autorità sul caso.
“Nel 2017, nonostante le critiche e le accuse di parzialità, ho scelto di rimanere in silenzio. Ero accusato di non avere contenuti scientifici nel mio lavoro. Oggi, con altri tre genetisti che condividono la mia opinione, sento il bisogno di parlare”, afferma Linarello, sottolineando la necessità di far luce su un caso che continua a suscitare interrogativi e polemiche.
il caso di chiara poggi e le nuove evidenze
Il caso di Chiara Poggi, brutalmente assassinata il 13 agosto 2007 a Garlasco, ha visto Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, condannato in via definitiva nel 2015. Tuttavia, la vicenda ha preso una piega diversa con l’emergere di nuove evidenze. Linarello, che era stato incaricato dalla difesa di Stasi, ha analizzato i profili genetici estratti nel 2014, forniti dal perito Francesco De Stefano. Questi profili, già esaminati nel 2008 dal RIS, non avevano rivelato tracce di DNA maschile, ma nel 2014 la situazione sembrava diversa.
- Linarello ha ricevuto profili genetici estrapolati senza alcuna informazione pregressa.
- Ha dovuto confrontarli con un altro profilo genetico fornito da un laboratorio esterno.
- Le sue valutazioni hanno portato a risultati sorprendenti, attribuendo quel profilo ad Andrea Sempio o a un suo familiare.
Linarello chiarisce che le sue analisi non hanno mai comportato nuove estrazioni di DNA, ma solo una rielaborazione di dati già esistenti.
la riapertura delle indagini
Ad oggi, la Procura di Pavia ha riaperto le indagini su Sempio, avviando nuove verifiche. “Stiamo assistendo a ciò che ci aspettavamo nel 2017, quando le indagini furono archiviate. Finalmente la Procura sta ascoltando le nostre richieste e ha nominato un nuovo perito, il professor Carlo Previderè“, afferma il genetista. L’importanza di questa fase risiede nell’unificazione delle valutazioni tra diversi esperti, tutti concordi nel ritenere il profilo genetico di Sempio utile per ulteriori comparazioni.
Un altro aspetto cruciale sollevato da Linarello è la possibile contaminazione ambientale. “Andrea Sempio frequentava la casa di Chiara Poggi. È plausibile che il suo DNA possa essere presente su oggetti, ma è fondamentale considerare che il computer trovato nella casa non era stato acceso nei giorni precedenti all’omicidio”, spiega. Questo dettaglio getta una nuova luce sulla possibilità di contaminazione, sollevando interrogativi su come e quando le tracce genetiche siano state depositate.
l’importanza di un’analisi critica
Linarello insiste sull’importanza di un’analisi critica delle prove. “Le tre analisi condotte nel 2014 non possono essere considerate repliche, poiché sono state effettuate con quantitativi e metodi diversi. Le linee guida scientifiche richiedono standard uniformi per la validità delle repliche”, afferma, evidenziando come le pratiche seguite in precedenza possano aver compromesso la solidità delle conclusioni raggiunte.
Un punto che Linarello sottolinea è che, nel caso di Alberto Stasi, era stato richiesto un test del DNA su un reperto, mentre per Andrea Sempio questo non è mai avvenuto. “Questa disparità di trattamento è segno di un procedimento che può sembrare sbagliato”, afferma, suggerendo che l’assenza di un’analisi formale sul DNA di Sempio potrebbe aver contribuito a mantenere ombre su questo aspetto della vicenda.
Uno dei punti ancora irrisolti del caso è rappresentato da un altro profilo genetico, conosciuto come “Ignoto 2”. “Tra le tracce genetiche trovate, vi è un profilo che non corrisponde né a Stasi né a Sempio. Nel 2017 abbiamo identificato Sempio come uno dei profili ignoti, ma ci rimane ancora un mistero da risolvere”, dice Linarello, evidenziando come queste nuove indagini possano portare a ulteriori sviluppi.
Le nuove indagini non rappresentano una conclusione ma piuttosto un nuovo inizio. “Ci sono nuove impronte digitali che possono ora essere attribuite a soggetti specifici, e il DNA di Sempio, ottenuto di recente, potrebbe essere utilizzato per nuove comparazioni”, afferma. Linarello conclude sottolineando che il futuro del caso dipende dalla capacità della Procura di raccogliere e presentare prove sufficienti per un eventuale processo.
La vicenda di Chiara Poggi e il suo omicidio continuano a sollevare interrogativi e a richiedere risposte. Con l’emergere di nuove evidenze e la riapertura delle indagini, la speranza è che si possa finalmente fare chiarezza su questo caso che ha segnato profondamente la comunità di Garlasco e non solo.